Mondo parla di Biotexcom: Abbiamo provato ad affittare un utero

Una nostra giornalista si è finta una donna sterile disposta a pagare un’altra donna per diventare madre

«Tu puoi dare tuo ovulo?». Il numero è italiano, la voce un po’ meno. Appartiene a Ludmilla, addetta di Biotexcom, una compagnia ucraina. Ho chiamato fingendo di essere una potenziale cliente interessata alla specialità della casa: la maternità surrogata. L’agenzia deve fare buoni affari qui da noi, se ha aperto un ufficio. La Sart (Società per le tecnologie di riproduzione assistita) dice che, solo tra il 2009 e il 2013, il numero di surrogazioni nel mondo è aumentato del 91%. Sistima in Italia un centinaio di casi all’anno. In Inghilterra, dove la pratica è ammessa ma non a pagamento, secondo uno studio del Journal of Social Welfare & Family Law nel 2011 vi hanno fatto ricorso 29 coppie gay, 3 lesbiche e 149 etero. Significa che, anche se fa più rumore il caso Vendola che quello di Sarah Jessica Parker, nell’80% dei casi sono le coppie eterosessuali a volere la maternità surrogata.

Ludmilla mi ha già chiesto se ho un marito, perché in Ucraina solo le coppie etero e sposate possono ricorrere all’«utero in affitto ». Ora sta cercando di capire chi, tra me e lui, potrà fornire materiale genetico per la fecondazione. «È importante che almeno l’ovulo o il seme siano vostri, ci deve essere un legame biologico fra uno di voi due e il bambino, altrimenti ve lo tolgono ». Le spiego che sono troppo avanti con gli anni. «E tuo marito può dare suo seme?». Sì, rispondo. «Allora possiamo vederci a Milano per primo incontro, ma prima devi far fare a tuo marito test di liquido seminale per sifilide, epatite, Aids, gruppo sanguigno e cariotipo (patrimonio cromosomico, ndr). Serve per vedere se seme buono e lui non ha malattie. Se tutto bene, poi possiamo andare a Kiev per primo incontro in clinica e scelta di donatrici ovuli e utero. Potete scegliere le ragazze che assomigliano di più a te o a tuo marito».

La Biotexcom ha un sito che sa usare il linguaggio del marketing: «Clinica leader nel settore della riproduzione assistita, strumenti di ultima generazione, nessun limite di età, costi concorrenziali. Le nostre donatrici di ovuli sono attraenti, in salute, hanno un’elevata educazione e sono disponibili a donarvi il proprio materiale biologico ». Il tariffario comprende vari pacchetti «Bimbo in braccio»: l’Economy costa «solo» 29.900 euro ma è un po’ a rischio perché prevede un solo tentativo di impianto dell’ovulo fecondato nell’utero della surrogata; poi c’è lo Standard per due tentativi (39.900) e il Successo Assicurato (49.900) per tentativi illimitati. Nel mio caso, avendo bisogno di una donatrice di ovuli, dovrei sborsare altri 4.900 per un solo ovulo (Economico) o 9.900 (Pacchetto Ideale) per tutti gli ovuli che dovessero essere necessari. Il contratto prevede ogni dettaglio, dall’accoglienza agli imprevisti come l’aborto o la rinuncia della surrogata.

Natalia, Olga, Ekaterina, Svetlana, Tatiana, Anna, Irina. La lista delle donatrici di ovuli di Surrogacymed ne mostra 58. Tra i 21 e i 35 anni, per ognuna è indicata l’altezza, il peso, il gruppo sanguigno, il colore degli occhi, dei capelli, la misura del seno e delle scarpe. Ma solo andando a Mosca, in agenzia, potrò vedere foto e scheda informativa: titolo di studio, familiari, eventuali figli.

Anche in Russia, dal 2003, esiste una legge che regola la maternità surrogata. E a differenza di quanto avviene inUcraina, questa legge ammette le coppie di fatto e le donne single, tagliando fuori le coppie omosessuali e gli uomini single (che potrebbero essere gay). Le «portatrici di utero», scrivono sul sito dell’agenzia, vengono severamente selezionate: il 70 per cento viene scartato nella prima fase, dopo il colloquio con lo psicologo. Le prescelte oscillano tra i 18 e i 35 anni di età, non devono avere abitudini nocive – fumo, alcol, droga – e sono sottoposte a rigorosi controlli medici che verificano l’assenza di malattie infettive o infezioni, le caratteristiche del sangue, lo stato psichiatrico e molto altro. I pacchetti vanno dai 35 ai 64 mila euro.

E se fossi una single che ha bisogno di tutto, seme, ovulo e utero? Nessun problema (se non legale, come vedremo poi): c’è anche un elenco dei donatori di seme che chissà perché, a differenza delle donne, possono venire da altri Paesi. C’è Elvin, studente danese: un metro e 73, occhi blu, biondo, pelle bianca (è indicata anche quella) e, colpo di scena finale, 153 chili. Oppure Jord, danese anche lui, laureando in ingegneria, occhi blu, capelli chiari, un metro e 90 per 85 chili. Occhio, però: un millilitro di sperma donato da uno scandinavo con i colori «giusti» costa 65 mila rubli (quasi mille euro), un millilitro donato da un russo non vale nemmeno un quarto.

«Per risparmiare, facciamo così. Siccome la maggior parte della gente vuole bambini bianchi, facciamo l’inseminazione negli Stati Uniti, trasportiamo gli embrioni congelati in Israele e poi li portiamo in Nepal, dove abbiamo creato una clinica. Le madri vengono quasi tutte dall’India, dove c’è grande disponibilità. I vantaggi sono i costi bassi e la maggior velocità, perché in Nepal non c’è la burocrazia contrattuale che c’è in America. Gli svantaggi sono il gap culturale e il fatto che non sia possibile mantenere una relazione con la portatrice. Ma sono aspetti più che altro psicologici».
Doron Mamet non lo ha detto a me, ma agli aspiranti genitori gay riuniti a un convegno a New York, due anni fa. È il titolare dell’agenzia israeliana Tammuz, che si vanta di essere l’unica al mondo ad aver introdotto la surrogazione «low cost». Ho scritto e mi hanno risposto in tempi brevissimi. Il loro piano Guarantee, considerato il migliore perché copre tutto, ha un prezzo fisso di 105 mila dollari. Mi consigliano però di consultare un avvocato italiano per capire se poi potrò portarmi il bambino a casa.

«La scelta dei donatori sarà la difficoltà minore. Ho visto coppie che nelle intenzioni volevano donatori alti, belli e intelligenti e poi hanno optato invece per quelli con cui hanno sentito un’affinità istintiva. I suoi problemi sono ben altri e il primo è l’età: ha pensato al futuro? Perché questo bambino avrà genitori vecchi. Sicura di volerlo fare?».

Ho seguito il consiglio di Tammuz e sono qui in Italia, nello studio di un’avvocata che assiste le coppie e i single nel processo della maternità surrogata. Dico che sì, sono sicura di volerlo fare, e le chiedo dove mi conviene farlo. «L’unico posto possibile sono gli Stati Uniti o il Canada, ma il Canada lo escluderei perché lì la maternità surrogata può essere solo volontaria e non è facile trovare una donatrice. Ho una coppia che aspetta da un anno». Ci credo, rispondo, non sarà facile trovare una che lo fa gratis. «In realtà nessuna lo fa gratis, nemmeno in Canada dove le forme di compenso vengono registrate come rimborso spese».

Fonte http://www.vanityfair.it/news/mondo/16/03/18/utero-affitto-estero